Una Storia di Resilienza, cap.5°

Una Storia di Resilienza, cap.5°

La  prima volta che andai in ‘vacanza’ con RD lo feci per un discorso di fiducia verso Alberto (Alberto Cavagni, presidente RD onlus, ndr) e soprattutto nei confronti della dottoressa che lavorava nel centro in cui ero in cura. Fu lei che mi consigliò di andare alla loro presentazione. Ci fu fatto vedere un cortometraggio fatto sull’esperienza realizzata da loro l’anno precedente.

Il video parlava di una vacanza riabilitativa sulla montagna (ogni anno RD documenta i loro progetti con dei piccoli filmati e qui potrete vedere quello che girarono quel primo anno in cui andai).

C’era la possibilità di andare a sciare! Io però non camminavo ancora autonomamente e proprio non avrei saputo cosa rispondere soprattutto ai miei genitori, quando alla fine, in effetti mi chiesero: ” Vai a sciare?! Ma se non stai nemmeno in piedi!”.

Questa volta decisi di non rispondere, di non ascoltarli e partii. E meno male che lo feci!

Le nostre paure possono diventare muri altissimi.

In montagna sciai seduta su una specie di slittino, guidata, da dietro, da un maestro di sci

Quant’era che non ero libera e spensierata! Mi stavo divertendo. Felice per una cosa che stavo facendo.

In questi anni ho continuato a frequentare questi appuntamenti con RD, il secondo anno che sono andata mi fecero sciare in piedi e dal terzo in avanti riuscii a realizzare il mio sogno nel cassetto: lo snowboard! Certo…non ci riesco benissimo, ma ogni anno faccio dei miglioramenti e non solo nello sport. Per esempio quando sono con loro non uso più il deambulatore nemmeno nelle attività  in esterna ed è per questo penso fermamente che RD sia un progetto riabilitativo!

Il panorama certo, era un po’ diverso dal centro di riabilitazione, che comunque continuo a ringraziare e senza il quale non avrei nemmeno conosciuto questa organizzazione.

Era bello anche cadere e sporcarsi! Ridere perché ero finita con gli sci nella neve fresca. Non erano certo situazioni comuni per me.

Quello che maggiormente mi mancava erano le situazioni di convivialità. Con RD le ho ritrovate e co la scusa di andare a sciare, continuano ad insegnarmi molto.

Il mio orizzonte si è allargato. Là fuori c’è un mondo che mi sta aspettando, e sta aspettando anche tante persone che come me qualche anno fa, crede che non ci sia più niente da fare.

Adesso non sono più in cura in alcun centro di riabilitazione, però continuo ad andare via con RD ogni anno.

Perché? È semplice, lo stare con loro, per me, è un’iniezione di fiducia in me stessa, mi aiuta  a non adagiarmi sugli allori e ad accontentarmi dell’equilibrio a cui penso di essere arrivata.

IL MIO MONDO È IN MOVIMENTO.

News da Resilient: crederci è potere

News da Resilient: crederci è potere

Ciao a tutti.

È arrivata l’estate, Resilient Disabled è viva più che mai. Ora stiamo mettendo a posto le ultime cose per l’organizzazione del nostro viaggio in Sardegna. Dal 29 agosto al 11 settembre abbiamo affittato una villetta sul mare nella quale andremo a fare le nostre attività riabilitative con un gruppo di quattro ragazzi con Grave Cerebrolesione Acquisita.

Una vacanza per sperimentare le proprie capacità nella gestione delle relazioni, del denaro, della pulizia della casa e delle attività domestiche, il tutto divertendosi e senza pensare alla propria sfortuna, alla propria condizione. Tutta la programmazione delle attività sarà decisa di giorno in giorno dal gruppo.

Erano quattro anni che provavamo a portare a termine questo pezzo e ora ci siamo. Bisogna sempre crederci, anche se continuano a darti del folle, anche quando la cosa che vuoi realizzare sembra così difficile da raggiungere.

Con un po’ di fatica, ma con lo spirito combattivo e propositivo che ci contraddistingue, riusciremo a realizzare questa iniziativa, e realizzeremo un piccolo documentario video che speriamo possa servire ad esempio sulle concrete possibilità riabilitative che i nostri progetti possono raggiungere.

Ancora una volta le difficoltà restano quelle economiche, a causa delle quali non siamo riusciti ad arrivare a tutte le persone che hanno chiesto di partecipare alle nostre iniziative.

Ma se i finanziamenti non arrivano ecco che Resilient Disabled decide di lavorare alla costruzione di un crowdfunding, che speriamo possa servire a raggiungere il nostro obiettivo: realizzare un servizio di sostegno domiciliare alle famiglie con grave disabile acquisito a carico.

Un servizio che oggi il territorio non mette a disposizione e che noi raggiungeremo con un sistema di finanziamento che chiede aiuto al singolo, visto che il settore in cui agiamo, quello sanitario, versa oggi, in gravi difficoltà economiche (approfondisci l’argomento QUI).

Ma chi sono le famiglie che vogliamo raggiungere? Facciamo un esempio.

Immaginate una famiglia che dall’oggi al domani si disintegra a causa di un evento non previsto come un incidente stradale, un ictus, un’emorragia cerebrale. Vuol dire buio e disperazione. Una disperazione che può colpire chiunque e in qualsiasi momento.

Tutto questo in un periodo nel quale il welfare è in crisi, nel quale persino i bisogni di prima necessità non sono più automaticamente soddisfatti. Tutto questo in un ambito, quello sanitario, piegato dalla corruzione e da una gestione non proprio oculata delle risorse a disposizione. Si allargano le braccia, si dice che ci dispiace, che purtroppo non si può fare nulla di più, che il sistema è quello che è. Ma, prima di ogni altra cosa, chi risponde non sa cosa voglia dire vivere una tale situazione.

Resilient ha l’alto obiettivo di riuscirci anche grazie a te.