Una Storia di Resilienza, cap.6°

Una Storia di Resilienza, cap.6°

Si dice che non sia dato sapere quanto si sia forti finché l’unica possibilità che ci rimane non è quella di tirare fuori gli attributi.

Niente di più vero. Per quanto tu ti arrabbi tocca te e quello è solo il tuo momento. Nessuna scelta, nessuna alternativa. Testa bassa e andare. Nel mio caso ha voluto dire fisiotarapia a manetta.

Però intanto la tua vita è in ‘stand-by’, un fermo immagine del passato e di ciò che sarebbe potuto essere se le cose non fossero andate così.

E man mano migliori, fai dei piccoli passi verso la direzione giusta.

Dopo anni trovi un nuovo equilibrio, un nuovo modo di essere, di relazionarti col mondo sotto una campana di vetro.

Ma c’è il rischio di adattarti troppo bene alla vita che c’è sotto quella campana. La campana sono i limiti che ti sono stati imposti dai medici. Vero ho delle difficoltà che rimarranno a lungo, ma se non penso di poter cambiare, rischio di non essere più capace a vedere anche i più piccoli ostacoli, di cadere in quel fosso che c’è lì davanti a casa. E poi chi mi viene a riprendere?

Voglio portarvi un esempio, l’ultima vacanza che abbiamo fatto in Sardegna con RD è stata tutta improntata al superamento dei nostri limiti, quelli che ci siamo decisi di voler superare. Quindi succedeva che uscissimo al mattino per stare fuori tutto il giorno e che il mio deambulatore rimanesse casa, senza scelta.

Non è che Alberto e Nadia quando pensano che tu possa raggiungere un obiettivo ti lasciano tanto scegliere.

Infatti poi andava sempre tutto bene. Non cadevo e magari il giorno dopo me lo iniziavo a dimenticare io quel deambulatore a casa.

È così che l’ingranaggio fa uno scatto in avanti. Ecco la fiducia che avanza e quando torno a casa magari succede che mi trovo a mangiare un panino e poi al cinema con un’amicacon quell’ausilio chiuso e dimenticato nel portabagagli della mia auto.

Grazie a Resilient Disabled ho scoperto che la riabilitazione me la posso fare da sola, semplicemente riaprendomi alla vita, vivendomela in libertà.

 

 

 

 

Il diritto alla libera scelta per la persona con disabilità

Il diritto alla libera scelta per la persona con disabilità


La carenza dei servizi educativi e riabilitativi per la grave disabilità, è una problematica con un’origine culturale da rintracciare sul piano dell’
interpretazione della disabilità, ovvero del  significato che ha questa parola  per la maggior parte delle persone.

Spesso si pensa alla disabilità come a qualcosa da tenere a distanza di sicurezza dalla nostra sfera personale.  Si considera questo stato come risultante di un’ipotetica equazione, per la quale, se la disabilità viene immaginata come intrinsecamente triste, questo dovrà caratterizzare la vita delle persone disabili. Questa modalità di approccio fissa l’intera questione su un piano interpretativo legato al pregiudizio e non alla reale conoscenza del problema. 

La disabilità non è altro che il prodotto della difficoltà di interazione tra la persona e il suo ambiente di riferimento. Secondo questa interpretazione l’ambiente diventa il fattore che determina maggiormente la condizione debilitante della persona disabile. Un ambiente accogliente e privo di barriere architettoniche e culturali è funzionale al processo di autodeterminazione, inteso come diritto fondamentale, anche per una persona con disabilità in quanto le permette di fare scelte consapevoli.

Libertà di amare, di avere un lavoro, di muoversi, di viaggiare, di fare esperienze gratificanti e di scegliere il proprio percorso di vita.

Una persona su una carrozzina elettrica ci comunica un dato sensibile relativo alla sua condizione: noi siamo a conoscenza di un’informazione privata che va oltre la sua intenzione di metterci a conoscenza di questa. Sarà prima di tutto un disabile e solo in un secondo momento ci si accorgerà delle sue competenze o dei suoi limiti. È simpatico o no? È un individuo con il quale si potrebbero passare momenti arricchenti o con il quale ci si annoierebbe? Se lo si invitasse a cena riuscirebbe ad entrare in casa o andare in bagno?  

Resilient Disabled crede nella fondazione di un’educazione civica fondata sul diritto alla scelta per la persona disabile oltre il dato patologico. Non si intende negare il disagio derivato dalla condizione debilitante, ma si sottolinea quanto l’importanza  del vivere la quotidianità in un contesto motivante ed accogliente, possa migliorare la qualità della vita di chiunque, anche delle persone con disabilità congenita o acquisita, motoria e/o cognitiva. 

Praticare uno sport piuttosto che fare una vacanza, potere prendere un autobus o fare un lavoro gratificante, significa, per le persone con disabilità, essere artefici del proprio destino. In un ambiente strutturato in questo modo non esistono più i servizi per le persone disabili in quanto i servizi sono progettati per essere utilizzati da chiunque.

E in un mondo senza barriere ognuno riesce ad interagire con l’ambiente attuando scelte consapevoli.

In un mondo senza barriere esistono solo persone Resilienti, i disabili non esistono più. Il servizio con Resilient è sostenibile, riabilitativo e senza costi aggiuntivi per il Sistema Sanitario Nazionale.

Resilient Disabled: il futuro è di tutti

Resilient disabled, attività riabilitative